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Snowboard e Backcountry, Freeride

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(a cura di Luigi Telmon) |
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Sintesi del comportamento da tenere in montagna
innevata, al fine di ridurre il rischio di valanghe, precisando
che non deve essere fatta molta distinzione tra salita e discesa
(a parte la scelta del percorso) in quanto il pericolo si può
manifestare in entrambi i casi e in discesa è più
grave, a parità di condizioni di stabilità, in quanto
la velocità riduce le possibilità di valutazione durante
il percorso e l'effettuazione delle curve aumenta la sollecitazione
dinamica sul manto nevoso a causa della componente della forza centrifuga
scaricata sulla neve.
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| 1) Valutazione del pericolo. |
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a) - Prima di partire: |
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- esaminare il bollettino valanghe della zona interessata;
- esaminare il bollettino meteo generale e locale (fonti attendibili);
- acquisire informazioni sulla situazione meteo-nivologica locale
(Commissioni Valanghe Comunali, Guide Alpine, Guardie Forestali,
ecc).
- studiare i percorsi di salita e discesa sulla carta topografica,
valutando pendenze, esposizione, vegetazione e morfologia del terreno.
Occorre tener presente che:
- i pendii al di sopra dei 50° tendono a scaricare durante o subito
dopo la nevicata, per cui il pericolo si riduce rapidamente specie
sui versanti più caldi;
- i distacchi su pendii inferiori a 28°, a meno di neve fradicia,
non si verificano (su queste inclinazioni possono tuttavia scorrere
valanghe staccate più a monte o si possono effettuare distacchi
indiretti se più a monte le inclinazioni sono superiori);
- i pendii, pertanto, che devono essere analizzati più accuratamente
perché più facilmente soggetti ad accumuli sia da
precipitazioni che per effetto eolico e potenzialmente instabili,
sono quelli compresi fra 28° e 50°
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b) - Sul posto: |
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- Informazioni locali più dettagliate.
- Osservazioni:
. neve: caratteristiche, quantità di neve fresca, apporti
eolici (accumuli, cornici),
temperatura, stratificazioni, tempo intercorso dall'ultima nevicata;
. valanghe già esistenti: tipo di valanghe, se recenti o
remote, cause ipotizzabili
di distacco, quote ed esposizione dei versanti di distacco;
. situazione meteorologica: vento, sole, temperatura, precipitazioni
ecc;
. tempo: stagione, ora del giorno;
. terreno: pendenze, asperità, vegetazione (erbacea, cespugliosa,
arborea).
Valutazione qualitativa della neve sul pendio critico:
. esame della struttura stratigrafica del manto nevoso (profilo
stratigrafico):
.. tipologia dei cristalli,
.. dimensioni,
.. coesione fra i cristalli e fra gli strati,
.. temperatura e umidità.
c) - Test:
. durezza (test della mano);
. coesione (test della pala);
. piani di slittamento interposti nel manto (test del trapezio,
della colonna, del triangolo o del blocco di slittamento).
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| Note: |
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1) NEVE FRESCA: a basse temperature: |
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- fino a 30 cm ca.: è possibile qualche distacco sui pendii
più ripidi: il pericolo per lo sciatore è localizzato
soprattutto sui pendii sottovento e nei canaloni;
- fino a 60 cm ca.: il pericolo coinvolge anche pendenze medie e
può diventare "marcato" o "forte" e generalizzato sia per
lo sci-alpinismo che per il "fuoripista;
- oltre i 60 cm. il pericolo diventa "forte" o "molto forte" (gradi
4-5) e sconsiglia
qualsiasi attività fuori dalle zone controllate.
Questi valori sono orientativi e servono per dare un ordine di
grandezza.
L'instabilità della neve caduta, inoltre, è da considerare
di maggior durata quanto
più basse sono le temperature e quanto più elevata
è l'intensità di caduta.
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2) Il VENTO |
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aumenta grandemente il pericolo, soprattutto in inverno,
più che in primavera, spostando sottovento alle dorsali, alle
creste e ad ogni convessità del terreno, grandi quantità
di neve, per cui una nevicata di anche pochi centimetri, mentre non
crea problemi nelle zone sopravento, può formare accumuli di
neve instabile sottovento, dove si formano lastroni che non aderiscono
agli strati sottostanti preesistenti.
Per la formazione di lastroni è sufficiente un vento di 25Km/h.
I pendii più favorevoli alla formazione di accumuli di neve
o di lastroni instabili sono compresi tra 28° e 50°. |
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3) LA TEMPERATURA: |
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i suoi effetti dipendono dal tipo di neve.
- Temperature molto basse:
. ritardano il consolidamento degli strati di neve fresca,
prolungando nel tempo il pericolo di valanghe di neve a debole coesione
possibili a qualunque ora del giorno o della notte;
. favoriscono la formazione di lastroni di neve ventata in
quanto il vento può spostare la neve che resta leggera per
tempi maggiori;
. favoriscono la formazione di brina di superficie che, ricoperta
da ulteriori nevicate, ne impedisce l'adesione agli strati sottostanti
e fa da piano di scorrimento per valanghe di superficie;
. se durature nel tempo, favoriscono la formazione di un elevato
gradiente termico nell'interno del manto nevoso, determinando la
formazione di brina di fondo, che riduce la resistenza del manto
creando i presupposti per il distacco degli strati soprastanti;
. su neve umida primaverile favoriscono il consolidamento
del manto nevoso, specie in superficie, e la riduzione del pericolo.
- Temperature elevate (dell'aria) uguali o maggiori di zero gradi:
. nell'immediato favoriscono il distacco della neve fresca
sui pendii più ripidi;
. a lungo termine, (qualche giorno o settimana a seconda del
maggiore o minore riscaldamento), favoriscono un rapido assestamento
e una riduzione del pericolo;
. la pioggia accelera il riscaldamento del manto anche in
profondità ed è pericolosa, soprattutto se cade in
inverno a quote superiori a 2000-2500 m, per valanghe di neve umida
in quanto vengono disgregati i legami formatisi tra i cristalli
per assestamento (evento raro);
. la neve primaverile è molto stabile al mattino fino
a che l'acqua di fusone, percolata all'interno del manto del manto
nevoso il giorno precedente avvolgendone i cristalli, li tiene strettamente
saldati per effetto del rigelo notturno; con l'avanzamento della
stagione primaverile, la riduzione del numero di ore notturne e
l'aumento delle temperature, la crosta superficiale anticipa sempre
più la perdita della portanza al mattino. In tal caso sono
possibili valanghe di neve bagnata dalle ore più calde fino
all'imbrunire.
E' da tener presente che la temperatura esterna, se non c'è
percolazione di acqua all'interno del manto nevoso o altri fattori
di trasporto di calore (rocce, cavità, ecc.), influisce solo
sugli strati superficiali fino ad un massimo di 30 cm.
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| 2) Comportamento |
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- Alla partenza: |
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. accensione dell'ARVA e controllo, nell'ordine, del
corretto indossamento, dell'efficienza delle pile, della funzionalità
in ricezione e della funzionalità in trasmissione;
. controllo che tutti siano in possesso della pala da neve. |
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- Durante il movimento: |
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. privilegiare terreni convessi (dorsali, creste sul
versante sopravento) rispetto alle zone concave che sono, in genere,
più innevate e pertanto devono essere osservate con cautela
prima di inoltrarvisi per una discesa;
. evitare i canaloni, specie il loro lato sottovento;
. evitare i pendii dominati da cornici che sono sempre indice di presenza
di
lastroni di neve ventata sui versanti sottovento alle stesse;
. diffidare dei pendii aperti, in particolare nei primi giorni successivi
alle nevicate (specie se cadute su brina di superficie formatasi sui
vecchi strati) e con temperature basse o dopo lunghi periodi di sereno
e freddo intenso, specialmente sui versanti in ombra (possibile riduzione
della stabilità per presenza di brina di fondo); dovendoli
attraversare, farlo il più in alto possibile, preferibilmente
a ridosso delle rocce. |
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- Nell'attraversamento di un pendio aperto: |
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. mantenere distanze tali da far sì che una
persona sola alla volta si trovi sul pendio critico;
. se fosse troppo ampio, le distanze dovrebbero essere comunque tali
da ridurre al minimo i carichi concentrati in una zona ristretta. |
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- Se i pendii hanno inclinazione elevata: |
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. dovendoli risalire, può essere più
sicuro salirli a piedi sui margini, seguendo la massima pendenza;
. evitare lunghe diagonali con curve, in quanto interessano una elevata
superficie, con maggiori probabilità di caricare zone instabili; |
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- Un pendio giudicato pericoloso non deve
essere attraversato. |
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Non potendo seguire un altro percorso, è necessario
attraversarlo uno alla volta, sotto lo sguardo dei compagni fermi
in zona sicura; l'attraversamento deve essere fatto in lieve discesa,
per ottenere una velocità sufficiente a percorrerlo rapidamente,
ma non tale da diventare eccessiva per quelli che scenderanno dopo
sulla stessa traccia, al fine di evitare cadute (sollecitazioni dinamiche);
per il suo attraversamento occorre prendere qualche precauzione in
più per ridurre i danni di un eventuale travolgimento:
. indossare un passamontagna e chiudere bene il cappuccio della giacca
a vento, per evitare di respirare neve o essere soffocati da neve
che dovesse ostruire le prime vie respiratorie (rischio, rispettivamente
di annegamento o di asfissia);
. indossare gli indumenti caldi e asciutti disponibili, al fine di
ritardare gli effetti dell'assideramento;
. un eventuale zaino deve essere strettamente vincolato alla vita
ed al torace per evitare squilibri con cadute anticipate e per rallentare
la perdita di calore dal dorso a contatto della neve
. per chi avesse sci o bastoncini, svincolare gli sci e le mani dai
rispettivi laccioli. |
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Tener presente, comunque, che anche un comportamento corretto non
può eliminare certo rischio residuo che sarà tanto
più basso quanto più approfondite sono la conoscenza
della montagna, nei suoi vari aspetti sia estivi che invernali,
e la preparazione meteo-nivologica, finalizzata al fenomeno delle
valanghe.
Luigi Telmon, autore di questa sintesi,
è uno dei massimi esperti in materia:
generale degli alpini paracadutisti, con una prepaparazione sulle
valanghe acquisita nelle scuole Svizzere e Francesi. Per oltre trent'anni
ha svolto corsi di nivologia e valanghe per tecnici del settore
e guide alpine. Attulamente svolge corsi per maestri di sci e snowboard
organizzati dalla provincia di Trento.
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